la morte di cloe grano un grave caso di malasanità

Malasanità Cosenza: luce sulla morte della piccola Cloe Grano

Brutto episodio di malasanità a Cosenza, svolta nel processo.

E’ stata a furor di popolo considerata una delle pagine più oscure e tristi non solo della sanità calabrese, ma dell’intero sistema sanitario italiano.

Cosa accadde

Cinque anni fa i genitori della bimba si recano presso il nosocomio cosentino perché la loro bimba accusa degli evidenti disturbi gastro-intestinali.
Giunti al Pronto Soccorso, i neo-genitori vengono rassicurati dai sanitari: “Sta girando un virus intestinale“, dicono al padre della bimba prima di congedarlo. I sintomi, però, peggiorano, e Cloe viene nuovamente riportata al Pronto Soccorso.
Un’agonia, quella della bimba, che dura ben quattro giorni, sino a quando Cloe non entra in stato di shock. Viene trasferita d’urgenza al “Santobono” Napoli, dove i medici tentano l’impossibile per salvarla.
Cloe non si risveglierà più. Il danno cerebrale è oramai irreparabile e da quel drammatico giorno per i coniugi Grano è iniziata un’odissea.

La svolta

Del caso della piccola Cloe si era occupata anche la redazione della trasmissione Mediaset “Le Iene“, che aveva raccolto le dichiarazioni dei sanitari.

“Io li caccerei e li sospenderei affinché non capiti ad altri, aveva dichiarato visibilmente scosso un medico del “Santobono”. Caccerei loro e chi li ha messi lì. Questo è omicidio colposo e questi medici dovrebbero fare altro, stare dietro alle scrivanie e non visitare pazienti“.

Una dichiarazione al vetriolo che ha trovato ragion d’essere mercoledì 3 luglio, quando i legali della famiglia Grano hanno parlato di una svolta clamorosa.

La testimone

Nel corso di uno dei processi penali proprio nei riguardi dei medici è emersa una importante testimonianza. Una teste “confermando quanto presente nel diario clinico circa l’effettuazione di una ecografia, di cui però non si è mai trovata traccia, ha riferito non solo che l’esame è stato effettivamente eseguito, ma ha fornito anche le generalità del medico che vi ha dato corso.
La stessa testimone ha oltretutto “evidenziato un’altra circostanza, vale a dire che i sanitari omisero volutamente non solo di refertare l’ecografia, ma anche di indicare nel referto della tac, eseguita subito dopo, la patologia che era emersa all’esito di tali esami“.
Dettagli sconvolgenti che, se confermati, cambierebbero notevolmente le carte in tavola per quei medici che, non senza sgomento e polemiche, erano stati “graziati” in un primo tempo dalla legge italiana.

“Ho sempre pensato che qualcosa di gravissimo era successo – ha spiegato proprio Dino, dopo aver ricevuto queste incoraggianti novità – Per questo non mi sono mai arreso, anche quando venivo additato come visionario. La verità finalmente sta emergendo e chi ha sbagliato deve pagare“.

Fonte: apuntadipenna.it – Raffaella de Grazia (Articolo completo qui).

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